LA MEDITAZIONE NELL’INSEGNAMENTO DI OMRAAM MIKHAEL AIVANHOV parte 2/3

La Meditazione nell’Insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov 2/3

Centro Studi Internazionale Omraam Mikhaël Aïvanhov

Tratto da Misli III – 2016

Corpo fisico ed energetico – Concentrazione e consapevolezza

Cosa sono la concentrazione e la consapevolezza

La concentrazione che, come abbiamo visto, appartiene all’ambito della volontà, non è solo la base di tutte le pratiche meditative e quindi anche della meditazione ma, se riflettiamo un attimo, è l’elemento fondamentale che ci permette di compiere correttamente qualsiasi azione. Anche se la maggior parte dei nostri movimenti li facciamo meccanicamente (ad esempio, per muovere una tazza c’è anzitutto una concentrazione del pensiero sul gesto da compiere, e, in seguito, l’energia viene portata nel braccio e nella mano affinché sia possibile eseguire l’azione). Ogni movimento comporta uno spostamento di energia e questo è già una forma di concentrazione. Quando siamo rilassati l’energia è uniformemente distribuita in tutto il corpo, mentre quando agiamo l’energia si concentra nella parte che deve compiere l’azione, così come mentre studiamo l’energia è concentrata nel cervello. Queste forme di concentrazione di energia avvengono però meccanicamente, sono perlopiù automatismi, mentre nella nostra analisi parliamo della capacità volontaria di produrre concentrazione.

Consapevolezza e presenza sono invece l’altra faccia della medaglia della concentrazione: infatti, una persona consapevole ha una coscienza espansa, la sua attenzione non è rivolta in una sola parte del proprio corpo fisico, emotivo o mentale, ma è vigile e riesce a sorvegliare tutto, percepisce tutto intorno a sé, è attenta a tutti gli stimoli che arrivano dall’esterno, così come ad ogni movimento che avviene nel proprio essere, sia esso di natura fisica, psichica o emotiva. Possiamo dire che la sua energia è uniformemente diffusa, proprio per questa capacità di essere recettiva, attenta e vigile rispetto a tutto ciò che succede attorno e dentro di sé.

Concentrazione e consapevolezza, non sono però due condizioni in contrapposizione, anzi: lo stato di perfezione si raggiunge proprio quando si riesce a sviluppare entrambe queste facoltà; agire in modo consapevole, ossia con presenza rispetto a tutto ciò che ci circonda, con una coscienza espansa, mantenendo la concentrazione su ciò che stiamo facendo, ecco l’obiettivo di queste pratiche. Questi due stati interiori sono ben rappresentati dal simbolo esoterico del sole, un cerchio con un punto nel centro ¤: la concentrazione rappresenta il centro e tutti i movimenti che vanno in questa direzione, mentre la consapevolezza e la presenza rappresentano la periferia e i movimenti che dal centro vanno verso la circonferenza.

Così per qualsiasi cosa si faccia c’è bisogno di almeno un po’ di concentrazione e un po’ di presenza, ben sapendo che esistono diversi livelli di intensità di questi stati interiori. Essere profondamente concentrati, presenti e consapevoli mentre agiamo, significa imprimere nelle nostre azioni un movimento armonioso e benefico, significa essere nel presente, significa dominare le situazioni, essere Maestri di se stessi.

Avete spesso constatato che nella vita, se non si è capaci di concentrarsi nel proprio lavoro, non ci si può attendere grandi successi. Se gli acrobati e i giocolieri che si vedono nei circhi non fossero capaci di concentrarsi sul più piccolo gesto che fanno, quante volte sarebbero vittime di incidenti? Ogni lavoro che noi facciamo richiede una certa concentrazione. Se non sappiamo bene su quale oggetto, su quale problema, né in quale modo concentrarci, possiamo perdere il nostro equilibrio, e finire in avvenimenti catastrofici.[i]

In tutte le circostanze dell’esistenza la concentrazione è una manifestazione della volontà. Quando volete ascoltare della musica o una conferenza, concentrate la vostra attenzione nelle orecchie. Quando volete leggere, la concentrate negli occhi. Se volete correre concentrate tutte le vostre forze nelle gambe. Se volete saltare o lanciare un oggetto, concentrate il vostro pensiero in un’altra parte ancora del corpo. In base ai gesti che volete compiere dovete quindi concentrare la forza in determinate parti del corpo. Tutta la natura lavora grazie alla concentrazione: concentrazione di energia, di materiali, di raggi, di onde… Si può quindi rappresentare la concentrazione come un insieme di frecce dirette verso il centro. La concentrazione è un’accumulazione di forze o di materiali in un centro, in uno spazio, per formare e cristallizzare qualcosa. È per questo che dobbiamo essere concentrati se desideriamo poter realizzare le nostre idee nella vita.[ii]

Tutte le pratiche meditative che prevedono il movimento, come le Arti marziali, lo Yoga o il Tai Chi, presuppongono questa capacità; come anche tutte le tecniche di rilassamento, gli esercizi di respirazione, come ad esempio il Pranayama, la Maindfulness, o le tecniche energetiche volte a sviluppare determinati centri energetici.

Proprio perché la concentrazione, la consapevolezza, la presenza, sono alla base di tutte le altre pratiche spirituali, e proprio perché agiscono così favorevolmente sul corpo fisico e sul corpo energetico, possiamo affermare che la maggior parte delle tecniche meditative sono perlopiù in rapporto con la pratica della concentrazione.

Con ciò non dobbiamo però pensare che queste tecniche agiscano esclusivamente sul corpo fisico o eterico, al contrario: sono tutte pratiche che apportano grandi benefici anche alla mente e al cuore, proprio perché purificando, rafforzando ed armonizzando il corpo fisico ed il corpo energetico, si agisce favorevolmente anche su tutti gli altri corpi. Omraam M. A. spiega che:

Per dominare i sentimenti e i pensieri, occorre iniziare sorvegliando i gesti della vita quotidiana. Questo è l’unico modo per sviluppare le facoltà psichiche necessarie alla padronanza di tutte le forze istintive. Finché non si è imparato ad esercitare la propria volontà fin nei minimi gesti della vita quotidiana, non si riuscirà a dominare l’odio, la collera, il disprezzo, il disgusto, il desiderio di vendetta… Osservate anche il vostro modo di stare a tavola: vi accorgerete che non sapete dominare le vostre mani. Non fate che spostare la forchetta e il coltello, urtare il bicchiere, tamburellare sul bordo del piatto, sbriciolare il pane, ecc… Come pensate di riuscire a dominare delle potenze che vi superano, se non siete ancora riusciti a controllare le vostre mani? Anche quando meditate, non sempre riuscite a tenerle immobili. Volete realizzare grandi cose? Ebbene, iniziate da quelle piccole, poiché sono le piccole cose che un giorno riusciranno a smuovere quelle grandi.[iii]

E, giustamente, per dominare queste “piccole cose”, i gesti, ci vuole molta presenza, molta consapevolezza, ed anche molta concentrazione.

La consapevolezza e la presenza ci permettono in particolar modo di vivere nel momento presente, nel hic et nunc: molte di queste pratiche sopra elencate hanno proprio questa funzione, riportarci nel presente, permetterci di riprendere contatto con la realtà, con noi stessi, con i nostri pensieri e le nostre emozioni, e soprattutto ci insegnano a dominare gli stati psichici ed emotivi faticosi, negativi.

Ecco ancora due passaggi di Omraam M. A. sull’importanza di vivere nel presente, sull’importanza della consapevolezza:

Gesù diceva: «Non affannatevi per il domani, poiché il domani si prenderà cura di sé. Ad ogni giorno basta la sua pena». Alcuni hanno interpretato queste parole come un invito a vivere nella spensieratezza. È esattamente il contrario: Gesù pone l’accento sulla consapevolezza e la vigilanza che ci aiutano a vivere bene l’oggi. «A ogni giorno basta la sua pena». È dunque necessario “penare”, poiché il domani non si sistemerà da solo, ed è imprudente lasciare che arrivi senza preparare nulla. Il fatto che non ci si debba preoccupare del domani presuppone che ci si preoccupi dell’oggi. È l’oggi che richiede tutta la nostra attenzione, tutte le nostre cure. Quanti dimenticano il presente per pensare esclusivamente all’avvenire! Credono che non ci si debba porre tante domande riguardo al presente, dal momento che lo stanno vivendo. E invece è proprio il contrario! È sul presente che occorre concentrarsi.[iv]

Il presente è privilegio di Dio. Dio vive in un eterno presente, ed è al presente che Egli ha dato ogni potere. Sapendolo, ciascuno di voi deve dire a sé stesso: «Oggi, io pure dispongo dell’oggi. Il passato è già stato, e l’avvenire ancora non è. Solo il presente mi appartiene. Perciò, al lavoro!».[v]

Tra i mezzi più efficaci che esistono per sviluppare la presenza dobbiamo ricordare le opportunità offerteci dai 5 sensi. Questi straordinari strumenti che l’Intelligenza cosmica ci ha donato sono 5 “porte” che ci permettono di entrare in contatto con il mondo, di conoscerlo e di interagire con esso; ma, soprattutto, il corretto utilizzo dei 5 sensi ci permette di essere nel presente. Quando, per esempio, si ascolta consapevolmente un brano di musica, sviluppando la concentrazione e riuscendo ad evitare ogni tipo di distrazione, entriamo in contatto con la realtà e attraverso l’udito “viviamo il presente”. Su questo punto Omraam M. A. è molto esplicito, tanto da affermare che i 5 sensi non solo ci permettono di vivere nel presente, ma di entrare in quello stato di coscienza chiamato eternità:[vi]

L’uomo ha fatto della vita eterna una questione tanto astratta che non riesce più a rendersi conto di avere a disposizione tutti gli elementi per poterla vivere: gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca, le mani. […] Più avrete considerazione per i vostri 5 sensi, e starete attenti al modo in cui ve ne servite, più vi avvicinerete alla conoscenza delle cose supreme, che nessun libro, nessun filosofo vi rivelerà mai. La rivelazione proviene dalla vostra interiorità e non vi inganna mai: essa è il risultato del modo corretto di usare i 5 sensi. Se saprete educare i vostri 5 sensi avrete la conoscenza senza nessun errore.[vii]

L’uso consapevole dei 5 sensi ci porta quindi a sviluppare due importanti qualità dell’essere: la presenza, ossia quello stato di consapevolezza in cui si può sperimentare ed assaporare l’eternità, lo sviluppo della conoscenza intuitiva, una forma di conoscenza superiore, dove i 5 sensi ci permettono di decifrare e comprendere profondamente persone e situazioni.

Questo stato dell’Essere, di presenza, di consapevolezza, questa capacità di concentrarsi a lungo su un soggetto, senza distrazioni e senza dispersioni è dunque, come dicevamo, la base per accedere a stati meditativi più complessi.

Imparare a concentrarsi significa anche acquisire il dominio delle proprie emozioni e dei propri pensieri, sapersi controllare in ogni situazione, ed essere consapevoli di tutti i propri moti interiori. Omraam M. A. a tal proposito osserva:

Che si voglia meditare, contemplare o creare, è necessaria la concentrazione: questo processo non appartiene a una determinata facoltà, ma consiste nel fatto che si impegnano le proprie forze per un preciso scopo e si cerca di mantenerle continuamente orientate in quella direzione. La meditazione, la preghiera, la contemplazione, l’identificazione, presuppongono che si sia capaci di concentrarsi. La concentrazione è indispensabile affinché il lavoro sia efficace; un uomo che lascia che la propria mente si distragga, non realizzerà niente nella vita. Non si può diventare creatori del proprio avvenire finché si è deboli, distratti, deconcentrati.[viii]

Cerchiamo quindi di capire come approcciarsi alla concentrazione e vediamo alcuni semplici consigli e suggerimenti su come sviluppare tale facoltà.

Come concentrarsi

La concentrazione può essere ottenuta in diversi modi: abbiamo già citato lo Yoga e le Arti marziali, in quanto il movimento corporeo è un mezzo straordinario per sviluppare la concentrazione, così come lo è senz’altro il respiro, che quasi sempre è collegato a queste pratiche.[ix] Il respiro è forse il metodo più semplice per iniziare a sviluppare la concentrazione; ci sono poi meditazioni guidate, tecniche energetiche, metodi di rilassamento o di ricarica del corpo fisico ed energetico, che stimolano anche lo sviluppo della concentrazione.

Nelle pratiche che non prevedono il movimento, anche la posizione in cui si eseguono queste tecniche è di fondamentale importanza: che si sia seduti, sdraiati o nella posizione del loto (cioè seduti a gambe incrociate), ciò che conta è sentirsi a proprio agio, non disturbati dall’ambiente esterno, con la colonna vertebrale eretta, senza che la posizione assunta provochi tensioni.

Cominciate anzitutto a gettare uno sguardo dentro di voi e osservate in quale stato vi trovate. Dopo di che lentamente, dolcemente, portate il pensiero sul soggetto su cui volete concentrarvi. Facendo molta attenzione, aumentate lentamente la concentrazione. Dopo una decina di minuti, il pensiero è ben disposto e obbedisce. […] La questione della concentrazione è relativa unicamente a un fenomeno meccanico. Ora tutto ciò che conta è che si possono ottenere buoni o cattivi risultati. Concentrarsi, di per sé, non vuol dire nulla. Il punto sta nel sapersi concentrare in maniera da ottenere dei buoni frutti. Perché certe persone si concentrano senza successo? Perché concentrano il loro pensiero solo fisicamente. Pensare non è sufficiente; se avete un pensiero e insistete su di lui, con la volontà, questo non funzionerà, poiché se non c’è una vera attrazione, se non vi piace, pensare a questo soggetto risulterà una cosa sgradevole. Se voi non pensate a quel soggetto con amore, la concentrazione non porterà a nulla. Se vogliamo avere buoni risultati con le nostre concentrazioni bisogna avere nei nostri pensieri l’amore.[x]

Per concentrarsi bisogna quindi cominciare dolcemente, senza forzare la mente, ascoltandosi, senza giudizi o valutazioni, senza attendersi particolari risultati; questi esercizi danno i propri frutti se si è costanti: la pratica quotidiana è essenziale. Le tecniche meditative posso cambiare profondamente il nostro carattere, le nostre abitudini, ma bisogna anche essere coscienti che in noi potranno manifestarsi delle resistenze, quelle che Omraam M. A. chiama personalità. Esse si nutrono di emozioni e pensieri inferiori, e si oppongono fortemente al desiderio di praticare tali tecniche; per questo la decisione di iniziare a meditare deve accompagnarsi ad un lavoro di conoscenza di se stessi, dei propri limiti, delle proprie personalità.

Lavorate sulla concentrazione, ogni giorno, e con quest’arma potente vincerete tutte le difficoltà, i nemici interiori ed esteriori. Quando ci si concentra su un’idea, su una virtù, su un’entità o su una qualsiasi immagine positiva, magnifica, questo disturba tutte le negatività che sono in noi. Ma se lo si fa in modo disordinato, distratto, non si arriverà ad alcun risultato, nemmeno dopo molti anni. Numerosi fratelli e sorelle mi dicono di provare grandi difficoltà a concentrarsi. Forse è la cosa più difficile, ma è l’arma che il mondo inferiore teme di più; davanti a colui che ha sviluppato la potenza della concentrazione, gli spiriti negativi hanno paura; nulla può resistere al discepolo che è divenuto potente e forte con la concentrazione; può proiettare tutta la sua forza su coloro che lo assillano, obbligandoli a capitolare e a sparire. Per il discepolo nulla è più importante della concentrazione. È l’arma più potente, di cui bisogna servirsi giorno e notte, senza sosta. Senza la concentrazione si è perduti.[xi]

Il silenzio

C’è una virtù che permette di accelerare lo sviluppo della concentrazione, della presenza e della consapevolezza, una virtù che sta alla base di ogni percorso di crescita evolutiva: l’Armonia.

Armonia nei pensieri, armonia nelle emozioni, armonia nel corpo fisico.

L’armonia interiore porta al silenzio, ed il silenzio è un’altra delle caratteristiche fondamentali delle pratiche meditative. Il silenzio è un mezzo e un obiettivo. Si sviluppa la concentrazione grazie al silenzio, interiore ed esteriore, e si giunge al silenzio quando dopo molta pratica si riesce a controllare e dominare tutto in sé. Il silenzio cui facciamo riferimento, che si può sperimentare nelle pratiche meditative, è un silenzio vivo, intenso, uno stato di coscienza in cui ci si rigenera, in cui si può percepire la Voce di Dio.[xii].

Il silenzio però dev’essere anzitutto una condizione esteriore, non solo riguardo alla scelta del luogo in cui si praticano queste tecniche, ma anche relativamente all’assenza di movimenti del proprio corpo fisico, al fine di raggiungere uno stato di “immobilità”, grazie al quale possiamo produrre il silenzio interiore indispensabile alla concentrazione:

Per far sì che la meditazione dia veramente dei risultati, si deve essere capaci di rimanere completamente immobili per non causare nemmeno il minimo fruscio o scricchiolio; anzitutto perché è bene che il silenzio non sia turbato da nessun rumore, nemmeno dal più lieve, e poi perché non riuscendo a rimanere completamente immobili, si perde energia. Prima muovetevi quanto volete, ma durante la meditazione non fate il minimo movimento, altrimenti non riuscirete a concentrare mai le vostre energie per un lavoro spirituale.[xiii]

In realtà ciò che si ferma sono i movimenti della natura inferiore, mentre la natura superiore comincia a vibrare, a irradiare. Ma questo movimento vibratorio è talmente intenso da essere analogo all’immobilità.[xiv] Nel momento in cui riusciamo a fare il silenzio in noi, ci affidiamo allo Spirito che ci guida verso il mondo divino. Ma quello stato ricettivo, passivo, non deve assolutamente essere confuso con la pigrizia e l’inerzia. È passivo solo in apparenza: in realtà, si tratta della più grande attività che ci sia. È lo stato di colui che, a forza di lavoro, pazienza e sacrificio, è riuscito a realizzare in se stesso il silenzio, ed è grazie a quel silenzio che si comincia a sentire la voce della propria anima, che altro non è che la voce di Dio.[xv] Dio parla dolcemente, senza insistenza, dice le cose una volta, due volte, poi tace. L’intuizione non insiste oltre e se non ascoltate attentamente, se non distinguete quella voce perché siete capaci di sentire soltanto il frastuono, sarete continuamente sviati. La voce del Cielo è estremamente dolce, tenera, melodiosa, lieve ed esistono criteri per riconoscerla. La voce di Dio si manifesta in tre modi: attraverso la luce che fa nascere in noi, attraverso un’espansione, un calore, un amore che sentiamo nel cuore e, infine, con una sensazione di libertà che proviamo insieme alla decisione di compiere azioni nobili, disinteressate. Quindi, prestate attenzione… [xvi]

Il silenzio è il livello più elevato della nostra anima e nel momento in cui lo raggiungiamo entriamo nella Luce cosmica. La Luce è la quintessenza dell’universo; quanto vediamo e persino quanto non vediamo attorno a noi è attraversato e impregnato di Luce. Lo scopo del silenzio è appunto la fusione con questa Luce che è viva, che è potente e che permea tutta la Creazione.[xvii]

Esercizio pratico

Per coloro che desiderano sperimentare la pratica della concentrazione, consigliamo quindi di seguire le seguenti semplici indicazioni:

Scegliete un luogo comodo, silenzioso, in cui potete stare tranquilli, senza essere disturbati.

Mettetevi seduti in una posizione confortevole. Ciò che conta è che vi sentiate a vostro agio in questa posizione e che la colonna vertebrale sia diritta e senza tensioni.

Prendete consapevolezza che attraverso i vostri piedi siete collegati alla Madre Terra, e attraverso la sommità del capo siete collegati al Cielo.

Iniziate ad ascoltare il respiro, sentite l’aria che entra ed esce dalle vostre narici.

Lasciate che il ritmo armonioso del respiro rilassi i vostri pensieri e le vostre emozioni, fino a sentire che tutto il corpo si armonizza, si ricarica, si energizza, sempre rimanendo consapevoli del vostro respiro. Se la mente si distrae, gentilmente riportate la vostra attenzione sul respiro; con la pratica le distrazioni diverranno sempre meno.

Omraam M. A. ci suggerisce di immaginare che con l’inspirazione assorbiamo luce, una luce bianca, luminosa, splendente, una luce che purifica e rigenera; mentre con l’espirazione diffondiamo tutto intorno a noi questa luce, caricata anche delle qualità più elevate delle nostre virtù, del nostro amore.

Scegliete un soggetto di natura spirituale o una parte del proprio corpo energetico (l’aura, i chakra, …) su cui concentrarvi.

Al termine di questo esercizio, uscite gradualmente dallo stato di concentrazione e recitate una formula o una preghiera per condensare, attraverso la parola, le energie psichiche e spirituali attivate durante la concentrazione.

La Respirazione

Stimiamo indispensabile, trattandosi di pratiche meditative, soffermarsi ancora sul tema del respiro; infatti:

Tutto il mistero della vita è contenuto nel respiro, e tuttavia la vita non è nell’aria stessa e neppure nel fatto di respirare. Essa proviene da un elemento superiore all’aria e per il quale l’aria è un nutrimento: il fuoco. Sì, la vita si trova nel fuoco, nel calore, e l’aria ha la funzione di sostenere il fuoco. La vita si trova nel cuore (è il cuore che la contiene come un fuoco), e i polmoni sono come il soffietto che anima continuamente il fuoco. L’origine, la causa prima della vita è dunque il fuoco, e l’elemento aria, che è suo fratello, lo sostiene e lo vivifica. Con l’ultimo soffio il fuoco si spegne, l’ultimo sospiro spegne il fuoco. Vale dunque la pena di soffermarsi sul processo della respirazione per riflettere, per comprendere che in esso si trova la base della nostra esistenza, ed esercitarsi affinché venga effettuato sempre meglio. Presso la maggioranza degli esseri umani, tale processo è ostacolato, indebolito o avvelenato. Per questo motivo, essi devono imparare a lavorare con l’aria così da animare, purificare e intensificare la vita dentro di sé.[xviii]

Il respiro è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo a nostra disposizione per sviluppare la concentrazione e per fare esperienza della “presenza” nella nostra vita.

Una buona respirazione ci permette di controllare gli stati psichici ed emotivi faticosi o negativi, di agire velocemente su tutto il corpo energetico per rilassarlo e rigenerarlo, e di garantire una buona salute al corpo fisico, grazie all’apporto di ossigeno e di altri elementi che si trovano nell’aria:

Occorre respirare lentamente, profondamente, e ogni tanto bisogna anche trattenere l’aria nei polmoni per qualche secondo, prima di rilasciarla. Perché? Per “masticarla”. Sì, i polmoni sanno masticare l’aria così come la bocca sa masticare gli alimenti. […] La respirazione profonda è un esercizio magnifico che bisogna pensare a praticare, poiché rinnova le energie. […] La respirazione ha anche un’influenza sul funzionamento del cervello. È bene leggere, studiare, meditare, ma occorre sapere che il funzionamento del cervello dipende dal resto dell’organismo, e in modo particolare dai polmoni. Naturalmente i polmoni non hanno un’azione diretta sul cervello, ma sono un fattore importantissimo per la purificazione del sangue; e quando il sangue è puro, irrora il cervello depositandovi gli elementi che facilitano il lavoro della comprensione, della meditazione. […] La respirazione cosciente e profonda apporta incalcolabili benedizioni per la vita intellettuale, per la vita emozionale e per la vita fisica. Occorre che ne osserviate i benefici effetti nel vostro cervello, nella vostra anima e in tutte le vostre facoltà; è un fattore importantissimo per tutti i campi dell’esistenza. Non trascurate mai questo punto.[xix]

Tutte le tecniche di Pranayama e gli esercizi di respirazione proposti da diversi insegnamenti e filosofie, si fondano su questa consapevolezza: la corretta respirazione è alla base di ogni buon stato di salute psicofisica, ma non solo: la pratica e l’approfondimento di tali esercizi può permettere la sperimentazione di stati di coscienza superiori.

Omraam M. A. ha dato degli esercizi di respirazione da praticare quotidianamente, molto semplici ma anche molto efficaci:

Gli esercizi di respirazione che pratichiamo nella nostra Scuola, sono semplicissimi. Eccoli:

  1. Chiudete bene la narice sinistra, e inspirate l’aria profondamente attraverso la narice destra, contando quattro tempi.
  2. Trattenete il respiro per sedici tempi.
  3. Chiudete bene la narice destra, ed espirate l’aria dalla narice sinistra, contando otto tempi.

Ricominciate l’esercizio all’inverso:

  1. Tenete ben chiusa la narice destra e inspirate l’aria dalla sinistra, contando quattro tempi.
  2. Trattenete il respiro contando sedici tempi.
  3. Chiudete la narice sinistra ed espirate attraverso la destra contando otto tempi.

Ripetete l’esercizio sei volte per ciascuna narice.

Quando eseguirete questo esercizio con facilità, potrete raddoppiare i tempi, vale a dire “otto, trentadue e sedici”, ma non vi consiglio di spingervi oltre.[xx]

Dovete cercare ciò che vi manca e di cui avete bisogno, secondo lo stato in cui vi trovate. Mentre trattenete il respiro potete, ad esempio, scegliere quattro virtù e concentrarvi su di esse ripetendo per quattro volte i loro quattro nomi. Potete anche concentrarvi sulle quattro regioni dell’Universo oppure sui vostri corpi: fisico, astrale, mentale e causale. È un campo di attività vastissimo, e siete liberi di scegliere ciò che vi conviene.

In seguito, quando espirate, potete fare appello agli Angeli dei quattro elementi. Benché il tempo di espirazione non sia lunghissimo (8 tempi), con l’immaginazione potete lavorare per formare delle immagini. Durante i primi 2 tempi, immaginate che il fuoco passi nella vostra testa togliendo tutto ciò che è tenebroso; dunque, l’Angelo del fuoco vi santifica. Poi, ancora in 2 tempi, immaginate che l’Angelo dell’aria faccia passare attraverso i vostri polmoni un soffio talmente spirituale da purificarli completamente. Durante i 2 tempi successivi, immaginate che un’acqua cristallina si riversi attraverso lo stomaco, la milza, il fegato, l’intestino, gli organi genitali, e lavi tutti quegli organi. Infine, durante gli ultimi 2 tempi, fate ricorso all’Angelo della terra e immaginate che tutti i rifiuti del corpo fisico vengano inghiottiti dalla terra, che li assorbe dentro di sé. Questo esercizio si svolge molto rapidamente, e occorre prenderne l’abitudine. Il fuoco toglie le impurità che si trovano nel cervello, l’aria fa lo stesso lavoro nei polmoni, l’acqua nello stomaco e nel ventre, e la terra lo svolge per tutto il corpo: tutto ciò che impedisce il buon funzionamento del corpo deve sprofondare nelle viscere della terra. Ecco ancora un esercizio di grande efficacia![xxi]

La respirazione può rivelarci grandi misteri, ma a condizione che la si sappia accompagnare da un lavoro del pensiero.[xxii]

La respirazione permette di compiere molteplici lavori interiori e, come la concentrazione, si trova alla base di tutte le pratiche meditative. Potremmo dire che la meditazione è respiro, perché imparando a controllare il respiro noi otteniamo, in pochi istanti, uno strumento capace di attivare la concentrazione, così come anche altri stati interiori, e senza particolari sforzi. Il respiro è la chiave di tutti i ritmi dell’Universo:

 Espirando, pensate di riuscire ad estendervi fino a toccare i confini dell’Universo; poi, inspirando, ritornate verso di voi, verso il vostro Ego, che è come un punto impercettibile, il centro di un cerchio infinito. Di nuovo vi dilatate, e di nuovo vi contraete. . . Scoprirete così quel movimento di flusso e riflusso che è la chiave di tutti i ritmi dell’Universo. Cercando di rendere cosciente in voi quel movimento, entrate nell’Armonia cosmica, e avviene uno scambio tra l’Universo e voi, poiché inspirando ricevete degli elementi dallo spazio, ed espirando proiettate in cambio qualcosa del vostro cuore e della vostra anima.[xxiii]

Su quali soggetti concentrarsi

Quotidianamente si può constatare come sia possibile concentrarsi su qualsiasi tipo di soggetto, in base alle nostre necessità o desideri. Da un punto di vista energetico però è fondamentale essere coscienti dei soggetti su cui tendiamo a concentrarci, perché già con la concentrazione attiriamo verso di noi, nel nostro corpo energetico, alcune particelle dell’oggetto o della persona su cui ci concentriamo. Col tempo tenderemo ad “assomigliare” a quell’oggetto. Per questo è bene scegliere soggetti di natura spirituale ed è consigliabile sceglierne uno in particolare: la Luce. Nella Luce sono racchiuse tutte le proprietà e qualità del piano spirituale, ragion per cui, in qualsiasi situazione o in qualsiasi stato psichico negativo, chi sa concentrarsi sulla Luce trova una soluzione alle proprie difficoltà. La Luce più spirituale che la Natura ci offre è quella del sole all’alba:

Uno dei migliori esercizi di concentrazione che io vi abbia indicato è rappresentato dalla meditazione al levar del sole: concentratevi sul sole senza permettere a nessun altro pensiero di interferire, e continuate a lungo in un atteggiamento di sacralità. Se riuscirete a svolgere correttamente questo esercizio, presto vi sentirete rafforzati, illuminati e appagati. Se per esempio avete un organo malato, potete contribuire al miglioramento del suo stato proiettando sulle sue cellule dei raggi solari… dei raggi di luce, d’amore, di bontà, di vitalità e di gioia.[xxiv]

La meditazione

Entriamo ora nel campo della meditazione propriamente detta. Se analizziamo la Tavola sinottica vediamo che l’attività meditativa si trova nel campo dell’intelletto, il cui ideale è la saggezza, la conoscenza. Quindi possiamo dire che la meditazione è un lavoro del pensiero che ci permette di conoscere la natura spirituale del soggetto su cui meditiamo. C’è una grande differenza tra la normale attività mentale del nostro cervello e la meditazione. Nel primo caso i pensieri fluiscono liberamente, in qualsiasi stato interiore ci troviamo; il cervello riflette, pensa, analizza, ma il più delle volte senza un obiettivo preciso: è davvero un semplice fluire di pensieri e di idee. Affinché il nostro intelletto superiore (quel “corpo” che gli induisti chiamano corpo causale) si attivi, c’è bisogno del silenzio interiore.

Per meglio comprendere questi concetti troviamo utile introdurre il concetto di Natura divina e natura umana, di individualità e personalità introdotti da Omraam M. A., qui spiegati da Lejbovicz nell’introduzione all’opera di Omraam M. A. La chiave essenziale per risolvere i problemi dell’esistenza:

Il Maestro Aïvanhov chiama queste due nature inferiore e superiore, personalità e individualità. La personalità, egocentrica e interessata, versatile e quindi poco affidabile, crudele e ossequiosa, modifica il proprio linguaggio e la propria condotta a seconda del suo interesse e fa di tutto per il proprio piacere. La parola latina “persona”, da cui deriva “personalità”, sta ad indicare la maschera teatrale che rappresenta il gioco, la molteplicità, l’inganno. Al contrario, l’individualità fa riferimento al carattere inscindibile dell’essere umano, alla sua essenza pura e semplice, a quella scintilla senza la quale egli non esisterebbe: il suo spirito.

La personalità e l’individualità hanno la stessa struttura trina, vale a dire che si suddividono in tre categorie di manifestazioni: pensiero, sentimento, azione. Nella parte inferiore, l’intelletto è la sede dei pensieri menzogneri, astuti; il cuore è la sede dei sentimenti di possesso e di odio; la volontà quella delle azioni violente e devastatrici. Nella parte superiore, la ragione è la sede dei pensieri elevati, quei pensieri che scoprono le grandi leggi della vita, e rischiarano la via verso una vita fraterna che sia di beneficio per tutti; l’anima è la sede dei sentimenti di generosità, di misericordia e di perdono, e anche di adorazione e lode verso la Divinità; lo spirito è la sede delle azioni liberatrici e creatrici. Libero dagli intralci della personalità, lo spirito vivifica dall’interno tutte le creature, ravvivando quel sentimento di appartenenza alla Divinità.

In sostanza, l’attività mentale, il pensare, appartiene al corpo mentale, che fa parte della natura inferiore. La meditazione è un’attività della natura superiore, ossia, del corpo causale, che è l’intelletto superiore. Ma perché questo tipo di “pensiero” si attivi sono necessarie particolari condizioni e, più precisamente, come abbiamo già visto, che si riesca a far tacere la natura inferiore attraverso la concentrazione ed il silenzio.

Vediamo un ulteriore approfondimento per comprendere cos’è la meditazione:

Che cos’è la meditazione? È la concentrazione del pensiero su una questione filosofica, morale, è una manifestazione dell’intelligenza. La meditazione è superiore alla concentrazione propriamente detta. La meditazione contiene un elemento del pensiero che lavora, mentre la concentrazione manifesta la predominanza della volontà e principalmente di una volontà meccanica, automatica, puramente fisica. Nella meditazione c’è senz’altro una concentrazione, ma è una concentrazione del pensiero.[xxv]

Evidentemente si sottintende il pensiero impegnato in questioni di ordine religioso, spirituale. La meditazione deve condurvi in un mondo più elevato e portarvi la calma, la pace, la gioia.[xxvi]

La meditazione può essere paragonata alla masticazione dei cibi. Quando introduciamo degli alimenti in bocca e li mastichiamo, le ghiandole salivari si mettono al lavoro e noi assorbiamo attraverso la lingua le energie più sottili. Anche la meditazione è una sorta di masticazione, una masticazione dei pensieri, attraverso la quale assorbiamo la quintessenza del mondo spirituale per farne il nostro nutrimento.[xxvii]

La meditazione è quindi un’attività del pensiero che permette di concentrarsi su un’idea o su un’immagine per studiarla, per confrontarla, per scoprire analogie e derivazioni in modo da poter collegarle esattamente nell’insieme delle cose. Qualsiasi cosa: la bellezza, la forza, la volontà, lo spazio, l’immortalità, la divinità… può essere soggetto di una meditazione. La condizione essenziale di una meditazione è comunque costituita dal fatto che nessun affanno, nessuna preoccupazione esterna ostacoli il lavoro del pensiero.[xxviii]

Attraverso la meditazione sviluppiamo la conoscenza spirituale di ciò che ci circonda, nutriamo il nostro intelletto, lo armonizziamo e lo rafforziamo. Non solo: la meditazione ci permette di introdurre nel nostro essere elementi di natura spirituale e, soprattutto, un ritmo, una pace, un’armonia che ci consentiranno di vivere consapevolmente e con gioia la nostra esistenza.

 Come meditare

I presupposti necessari per una buona meditazione sono gli stessi indicati per la concentrazione; abbiamo quindi visto che la postura, la tranquillità dell’ambiente che ci circonda, il fatto di avere tutto il tempo necessario a disposizione senza essere pressati da ogni sorta di impegni, e la gradualità nell’entrare in profondità nella meditazione sono tutti elementi essenziali. Bisogna inoltre essere molto attenti e gentili con il proprio cervello perché una concentrazione troppo veloce può sovraccaricare le cellule del nostro sistema nervoso, provocando emicranie.

Nei primissimi momenti, cercate quindi di non pensare, di limitarvi a gettare uno sguardo nel vostro mondo interiore per constatare che tutto funzioni bene. Ma occupatevi anche del respiro: respirate in modo regolare, non pensate a nulla, sentite semplicemente che state respirando, abbiate solo la coscienza, la sensazione di respirare… Vedrete come quel respiro imprimerà un ritmo armonioso ai vostri pensieri, ai vostri sentimenti, a tutto il vostro organismo; ciò si rivelerà molto benefico.[xxix]

Questo modo di iniziare una meditazione ci permette di ricaricarci e di rigenerare tutte le nostre cellule, oltre a preparare tutto il nostro organismo a ricevere le correnti spirituali che provengono dalla meditazione.

Come abbiamo visto per la concentrazione, anche per la meditazione è importante iniziare da soggetti di natura spirituale che amiamo, con cui ci sentiamo in affinità, in armonia. È l’amore che proviamo per qualcosa o qualcuno che favorisce uno scambio sottile tra noi e l’altro, sia esso una persona, un’entità invisibile, una virtù o semplicemente un concetto astratto.

Ci potremmo però chiedere come possiamo “trovare” nel mondo invisibile le Entità o le virtù su cui desideriamo meditare.

Il piano spirituale è strutturato in modo tale che il solo fatto di pensare a una determinata persona, a un determinato luogo o a un determinato elemento, permette di venirne in contatto diretto ovunque essi si trovino. Non è quindi necessario conoscere esattamente il luogo, come avviene sul piano fisico dove occorrono carte e indicazioni precise.

Nel piano spirituale, nel piano divino, non serve effettuare delle ricerche, ma basta concentrare fortemente il proprio pensiero affinché esso vi guidi proprio dove intendete andare. Se pensate alla salute, siete già nel mondo della salute… Se pensate all’amore, siete già nel mondo dell’amore… Se pensate alla musica, siete nel mondo della musica. E se siete sensibili, se ne avete il dono, potete addirittura captare gli echi di quella musica celeste.[xxx]

Su quali soggetti meditare

Come abbiamo visto, il primo passo consiste nel scegliere soggetti o argomenti di natura spirituale, con cui ci sentiamo in affinità. Omraam M. A. consigliava di cominciare da argomenti o soggetti accessibili, non troppo astratti, ma tangibili, concreti, volgendo poi in seguito la propria attenzione a temi più elevati e sottili.

Si può meditare su qualunque soggetto e argomento: sulla salute, sulla bellezza, sulla ricchezza, sull’intelligenza, sulla potenza, sulla gloria… sugli Angeli, sugli Arcangeli e su tutte le Gerarchie. Tutti i soggetti di meditazione sono buoni, anche se la cosa migliore che si possa fare consiste nel meditare su Dio stesso, per impregnare il proprio essere del Suo amore, della Sua luce, della Sua forza, per vivere un attimo nella Sua eternità… e nel meditare allo scopo di servirLo, di sottomettersi a Lui, di unirsi a Lui. Non esiste una meditazione più potente e più benefica di questa. [xxxi]

La filosofia del Cristo consiste nel far scendere il Cielo sulla terra, cioè nel realizzare il Regno di Dio e la Sua Giustizia. Gesù lavorava per questo Regno e chiese anche ai Suoi discepoli di lavorare per questo. È dunque lì che dobbiamo lavorare, cominciando dal nostro corpo fisico. Questa è la vera filosofia.[xxxii]

Questi sono quindi i due migliori temi di meditazione: come dedicarsi interamente al servizio del Divino, e come realizzare, concretizzare, materializzare sulla terra tutto il Cielo che è in alto. Il senso della vita è contenuto in queste due attività, e ciò che si trova al di fuori di esse ha certamente un significato, ma non un significato divino.[xxxiii]

Vi raccomando infine di meditare sulla luce come metodo di difesa, di protezione, di comunicazione con gli Spiriti più elevati, come modo di comprendere, di liberarsi. Meditate anche sull’amore come mezzo che apporta la felicità, la gioia, la ricchezza, la bellezza a tutti. Meditate anche sulla libertà. Queste tre cose sono l’infinito. Praticando queste meditazioni si troveranno delle applicazioni, delle corrispondenze incalcolabili nella vita. Meditate dunque sull’amore, sulla saggezza, sulla verità. Questo è al di sopra di tutto.[xxxiv]

La vera meditazione è una pratica spirituale che, come abbiamo visto, ci deve aiutare a entrare in contatto con il Divino, per conoscerLo, per servirLo e per fonderci in Lui. Inoltre la meditazione ci permette di portare nel piano fisico concreto queste realizzazioni interiori, per adempiere al precetto che il Cristo diede ai suoi discepoli: «Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia e tutto il resto vi verrà dato in sovrappiù».

 Il vuoto mentale

Secondo Omraam M. A. il vuoto mentale, così come viene inteso nelle filosofie orientali, è un concetto che va compreso meglio. Si sente spesso dire che la meditazione serve per fare il vuoto mentale, ma il vuoto non può e non deve essere una meta. Il vuoto serve per attirare la pienezza, la pienezza di vita, di gioia, di amore.

Il vuoto è infatti uno stato di passività, è collegato al principio femminile che è il principio ricettivo: bisogna quindi essere molto vigili su chi riempirà questo vuoto, perché là dove c’è un vuoto ci saranno forze, energie, entità che desidereranno riempirlo e colmarlo; il praticante dev’essere consapevole di quali energie sta richiamando e per questo dev’essere molto puro, altrimenti attirerà entità inferiori, che gli porteranno tormenti psichici ed emotivi.

Bisogna creare il vuoto per ricevere la pienezza, e tale pienezza deve riflettersi sul viso e in tutto l’atteggiamento del discepolo o dell’Iniziato. […] Quando si medita, quando si entra in contatto col mondo divino, se non appare niente di nuovo sul viso, niente di vivo, di luminoso e di espressivo, ebbene, ciò significa che la meditazione è stata inutile. Il vuoto non è una meta, ma deve servire ad attirare la pienezza. […] Ebbene il vuoto è la cosa più pericolosa se non si sa come prepararsi per far sì che il vuoto attiri il pieno.[xxxv]

 La contemplazione

Questa pratica meditativa, sconosciuta ai più, è in realtà molto in uso in Oriente, dove il discepolo ha un’attitudine devozionale nei confronti del proprio guru o della Divinità. La contemplazione è uno stato di coscienza del corpo buddico, la sede dell’anima, in cui, immersi in uno stato d’amore e ispirazione si osserva e si contempla un soggetto di natura spirituale.

Per sperimentare tale stato è necessario che la nostra natura inferiore venga calmata e resa silenziosa, non ci devono essere pensieri o emozioni a disturbare tale stato. Probabilmente tutti abbiamo sperimentato qualcosa di simile di fronte ad una persona amata, poiché in simili situazioni tutto ci porta verso questa persona e non desideriamo altro che guardarla, osservarla. Il più delle volte, però, in questo stato è già presente il desiderio egoistico di potersi avvicinare ulteriormente a questa persona, di poterla conoscere e vivere con lei rapporti di maggiore intimità. Questo aspetto egoico nella contemplazione spirituale non c’è; tra il praticante e il soggetto contemplato inizia uno scambio energetico. La contemplazione è dunque l’attività dell’anima grazie alla quale può ottenere quel nutrimento che le permette di sperimentare il suo ideale: l’immensità, l’espansione, la dilatazione.

La contemplazione è un’attività dell’anima. Nella contemplazione, tutto l’essere partecipa. La sua anima si protende, si offre, si unisce e realizza così una fusione con l’oggetto contemplato. La contemplazione è la forma più elevata di preghiera. Con la preghiera voi salite, contemplate lo splendore divino e davanti a questo splendore provate una straordinaria espansione, gustate l’estasi. In questo stato di estasi la vostra coscienza si dilata, cominciate a capire tutto, abbracciate il mondo intero, raggiungete le dimensioni della Divinità. Tutti coloro che hanno provato il rapimento della contemplazione hanno detto che non erano più sulla terra, nel loro corpo fisico limitato, ma si sentivano fluttuare nell’Anima universale, fusi in essa… Poi, naturalmente, scendevano per riprendere il loro lavoro quotidiano. Ma per qualche minuto, per qualche ora, avevano vissuto nell’infinito, nella fusione, nell’estasi.[xxxvi]

Voi direte che contemplare è osservare, niente affatto. In una osservazione manca qualcosa che si trova nella contemplazione: si partecipa completamente, si sente una meraviglia, una gioia, un piacere, è una cosa più viva dell’osservazione.[xxxvii]

Nell’osservazione voi fate una comparazione, una divisione, mentre nella contemplazione voi siete in uno stato di confidenza assoluta, siete meravigliati, non criticate nulla. Non è dunque la stessa cosa. Nella contemplazione ci si unisce a ciò che si contempla, fino all’identificazione. È un lavoro straordinario.[xxxviii]

Omraam M. A. sostiene che solo gli esseri molto evoluti riescono a giungere ai gradi più elevati della contemplazione, fino all’estasi. Chiunque però, con la pratica e l’esercizio, può giungere a sperimentare la contemplazione, proprio attraverso il sentimento d’amore che porta più facilmente verso questo stato di coscienza. Quando si sono dominati i pensieri e i sentimenti, e anche i moti della natura inferiore possiamo esercitarci nell’osservare la Natura, un essere amato, il sorgere del sole, un’immagine del Divino, col cuore aperto, nutrendoci della bellezza spirituale che questo soggetto emana, senza chiedere nulla, ma semplicemente contemplando e ammirando questa bellezza.

C’è qualcosa che ci porta spontaneamente verso lo stato di coscienza della contemplazione: il Cielo stellato.

Dentro di noi, osservando il Cielo stellato, poco a poco si fa spazio il silenzio, siamo catturati dall’immensità che, come detto, è l’ideale verso cui tende l’anima. La nostra anima si rigenera di fronte allo spazio infinito, ricco di stelle luminose, perché tale è la sua essenza.

Nel silenzio della notte immaginate di abbandonare la terra con i suoi contrasti, le sue tragedie e di diventare un cittadino del cielo. Meditate sulla bellezza delle stelle, sulla grandezza degli esseri che le abitano. A mano a mano che salirete nello spazio, vi sentirete alleggeriti, liberi, ma soprattutto scoprirete la pace, una pace che si introdurrà pian piano in tutte le cellule del vostro essere. Meditando sulla Saggezza che ha creato questi mondi e gli esseri che la riflettono, sentirete che la vostra anima dispiega delle antenne molto sottili che permettono di comunicare con loro. Sono questi i momenti sublimi che non potrete mai più dimenticare.[xxxix]

Pensando all’infinito, all’eternità, cominciate a sentire che vi librate al di sopra di tutto, che nulla può più toccarvi, nessun dispiacere, nessuna tristezza, nessuna perdita, perché in voi si sveglia un’altra coscienza; giudicate e vivete le cose in modo diverso. Questo stato di coscienza è quello degli Iniziati e dei grandi Maestri […] Pensando che le stelle che contemplate esistono già da miliardi di anni e che l’Intelligenza che ha creato quei mondi è eterna, e che voi siete creati a Sua immagine, sentirete parimenti che il vostro Spirito è eterno.[xl]

Allora quando la notte è serena abituatevi a guardare le stelle, ad assorbire la pace che scende dolcemente dal cielo stellato. Collegatevi a ciascuna stella che è come un’anima viva intelligente, essa vi dirà qualcosa. Cercate di trovarne una con la quale vi sentite particolarmente in affinità, collegatevi a quella stella, immaginate di andarle incontro e che essa venga a parlarvi… Gli astri sono anime altamente sviluppate. Ascoltando la loro voce, troverete la soluzione a molti problemi e vi sentirete illuminati, placati. Tutti i grandi Iniziati si sono istruiti contemplando il cielo notturno, la loro anima comunicava con le stelle, e questi centri di forze inesauribili inviavano loro dei messaggi che si poi trasmettevano agli uomini.[xli]

L’identificazione

Al di là della contemplazione esiste però un’ulteriore stato di coscienza, una pratica meditativa ancor più difficile da ottenere, perché si entra nel campo dello spirito, nel piano del corpo Atmico, la Volontà superiore.

Questo stato di coscienza, che porta ad una fusione energetica fra il praticante e il soggetto della meditazione, si chiama identificazione.

Se osserviamo la Tavola sinottica, vediamo che l’identificazione è l’attività dello Spirito; questa attività porta una ricompensa: la Verità. Cerchiamo di capire meglio questo passaggio. Ci si chiede spesso quale sia il modo migliore per conoscere una cosa, un oggetto: è meglio l’analisi scientifica del ricercatore, la riflessione del filosofo, la spontaneità del bambino, o esiste un altro metodo?

Omraam M. A. ci dice che l’unico modo per conoscere davvero qualcosa è attraverso l’identificazione, ossia sperimentando cosa significa essere quella cosa: la pratica dell’identificazione si basa sulla conoscenza di una legge fisica, la legge della risonanza. Se arrivate a vibrare all’unisono con qualcuno, non soltanto conoscerete i suoi pensieri e i suoi sentimenti, ma le sue qualità si comunicheranno a voi. Altrimenti potrete studiare, giudicare, stabilire chi sia in un modo o in un altro finché vorrete, ma in realtà non lo conoscerete veramente, perché lo conoscerete dall’esterno. Lo conoscerete soltanto quando vibrerete all’unisono con lui. Perciò, è il fatto di trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda che avvicina due esseri in modo che possano conoscersi.[xlii]

La sola vera conoscenza che vale veramente la pena di acquisire è quella di cui parla Gesù quando dice: «La vita eterna è conoscere Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo». Ma per conoscere non è sufficiente leggere, studiare, analizzare, riflettere, perché la vera conoscenza non si acquisisce soltanto con la mente. La conoscenza mentale rimane esteriore, superficiale. Si conoscono le cose e gli esseri soltanto fondendosi con essi. Mosè, che era un grande Iniziato, diede alla parola “conoscere” il suo vero significato quando scrisse: “Adamo conobbe Eva” oppure “Abramo conobbe Sara”. E da questa conoscenza nasce ogni volta un figlio. Questa è la dimostrazione che la vera conoscenza è un’unione, una fusione feconda con un essere o con un oggetto. Quando avete incontrato qualcuno e scambiato con lui qualche parola, potete dire di conoscerlo? No di certo, vi sarete presentati ed è tutto, ma non lo conoscete. Quando sarete una cosa sola, allora potrete dire di conoscervi, non prima. E ciò è ancora più vero quando si tratta di Dio. Finché non si è fusi in Lui non lo si conosce. Soltanto la fusione, l’unione, l’estasi permette all’uomo di conoscere Dio.[xliii]

L’identificazione porta la Verità, conduce verso una conoscenza superiore, e la Verità porta la libertà, proprio come diceva il Cristo: «La Verità vi renderà liberi». E proprio di questa Verità parlava Gesù, quella che ha origine dalla fusione del nostro spirito in Dio.

Lo scopo di tutte le discipline spirituali è quello di condurre l’uomo a riconoscere di essere lui stesso Dio. Ogni progresso che realizzerete verso questa identificazione, vi avvicinerà al vostro vero Sé. La coscienza divina che sarete riusciti a sviluppare, parteciperà a tutte le vostre attività. Comincerete a sentirvi un altro essere e Dio stesso verrà a manifestarSi per vostro tramite. Questo è il significato delle parole di Gesù: «Mio Padre e Io siamo una cosa sola».[xliv]

Gesù diceva: «La vita eterna è conoscere Te, l’unico vero Dio, e il Cristo che Tu hai mandato». Vi domanderete come si possa conoscere il Signore… In realtà, non si tratta di una conoscenza oggettiva, poiché noi non siamo separati da Lui. Ma per conoscerlo, dobbiamo aumentare l’intensità delle nostre vibrazioni, per trovare la lunghezza d’onda corrispondente e poterci così identificare con Lui. Perché la conoscenza non è nient’altro che un aggiustamento, una fusione con l’essere che si vuole conoscere, e dunque un’armonia di vibrazioni.[xlv]

La pratica dell’identificazione era conosciuta già negli antichi Misteri egizi e greci, e ne troviamo traccia nella famosa affermazione: “Conosci te stesso”:

Ora capirete meglio il significato del precetto che era inciso sul frontone del Tempio di Delfi: “Conosci te stesso”. Con questa formula gli Iniziati volevano dire che l’uomo non è quello che crede di essere e che dunque deve imparare a conoscersi. Conoscersi equivale a identificarsi, fondersi con se stessi, con quel Sé superiore che è in alto, nei mondi dello Spirito. Ecco perché l’uomo deve abbandonare tutto ciò che non è altro che l’involucro, la corazza, l’illusione, per salire sempre più in alto, fino essere tutt’uno col proprio Spirito, col proprio Sé superiore. La fusione con il Sé superiore è la fusione con Dio. Si, ritrovare se stessi, conoscere sé stessi è fondersi con la Divinità, perché quella scintilla, quello Spirito che è nell’uomo non è mai separato da Dio. Col cercare sé stesso, e nel ritrovarsi, l’uomo raggiunge la suprema conoscenza del vivere e del respirare in Dio.[xlvi]

L’identificazione ci permette quindi di raggiungere l’obiettivo più elevato di ogni Insegnamento spirituale, conoscere il Divino, fonderci in Lui, conoscere la nostra essenza divina. Questa unione con il Divino ci permette di sperimentare lo stato di coscienza più elevato per un essere umano: l’eternità.

Conoscere Dio significa vibrare all’unisono con Lui, col cuore, l’intelletto, l’anima e lo spirito. Questa conoscenza ci dà la vita eterna, lo stato di coscienza più elevato. Per avere la vita eterna, dobbiamo dunque fonderci in Dio, affinché la Sua vita, la vera Vita, cominci a circolare in noi, una fusione, questa, che può attuarsi solo attraverso l’amore. Per questo Gesù diceva: «Amerai il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze». Nel momento in cui ci fondiamo in Lui, entriamo in comunicazione con il Tutto e la vita eterna ci inonda, ci illumina. Direte: «Ma l’eternità è un lasso di tempo senza fine…» Certo, ma l’eternità è una cosa e la vita eterna è un’altra cosa. Si può vivere la vita eterna senza vivere in eterno. La vita eterna non è un lasso di tempo esteso all’infinito. Un solo secondo è sufficiente per farci vivere la vita eterna, poiché questa è uno stato di coscienza.[xlvii]

Omraam M. A. raccomandava che queste pratiche venissero attuate in concomitanza con un serio e profondo lavoro sul proprio carattere, in particolare sull’orgoglio, in quanto gli stati di coscienza sin qui descritti elevano e danno un senso “potere” a colui che li sperimenta. È quindi necessario coltivare costantemente l’umiltà, ricordandosi che siamo tutti “Figli di Dio” e che queste pratiche devono portarci verso la fratellanza, l’amore e la compassione.

[i] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 1 maggio 1941.

[ii] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 1 maggio 1941.

[iii] Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2015 (10 marzo), Prosveta, 2014.

[iv] Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2012 (1 luglio), Prosveta, 2011.

[v] Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2012 (31 dicembre), Prosveta, 2011.

[vi] Vedi oltre il capitolo dedicato all’Identificazione.

[vii] Aïvanhov, O. M., Il granello di senape, Prosveta, 2002, pp. 17-18.

[viii] Aïvanhov, O. M., La nuova religione: Solare e universale i, Prosveta, 2009, p. 55.

[ix] Il tema del respiro verrà maggiormente approfondito nei prossimi paragrafi.

[x] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 1maggio 1941.

[xi] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 3 aprile 1945.

[xii] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, cap.XII.

[xiii] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 56.

[xiv] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 95.

[xv] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 138.

[xvi] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 143.

[xvii] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 161.

[xviii] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 6.

[xix] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 30.

[xx] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 27.

[xxi] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 43.

[xxii] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 24.

[xxiii] Aïvanhov, O. M., La respirazione, Prosveta, 2008, p. 24.

[xxiv] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 168.

[xxv] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita 1 maggio 1941.

[xxvi] Aïvanhov, O. M., La nuova Terra, Prosveta, 2009, p. 143.

[xxvii] Aïvanhov, O. M., Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia, Prosveta, 2005, p.129.

[xxviii] Aïvanhov, O. M., L’Armonia, Prosveta, 1994, p. 145.

[xxix] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 187.

[xxx] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 198.

[xxxi] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 189.

[xxxii] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 192.

[xxxiii] Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, p. 194.

[xxxiv] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 1 maggio 1941.

[xxxv] Aïvanhov, O. M., La vita psichica: elementi e strutture, Prosveta, 1994, p. 123.

[xxxvi] Aïvanhov, O. M., La nuova Terra, Prosveta, 2009, p. 146.

[xxxvii] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita 1 maggio 1941.

[xxxviii] Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita 1 luglio 1944.

[xxxix] Aïvanhov, O. M Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 149.

[xl] Aïvanhov, O. M., Conosci te stesso, Prosveta, 2006, p. 122.

[xli] Aïvanhov, O. M., Il senso del silenzio, Prosveta, 1995, p. 152.

[xlii] Aïvanhov, O. M., Che cos’è un Maestro spirituale, Prosveta, 2001, p. 154.

[xliii] Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, p. 449.

[xliv] Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, p. 29.

[xlv] Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2008 (26 settembre), Prosveta, 2007.

[xlvi] Aïvanhov, O. M., La vita psichica: elementi e strutture, Prosveta, 1994,

[xlvii] Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, p. 453.

 

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